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La giostra
Il mago scarabeo
Il figlio troppo buono
Il messaggio di Natale
Natale di pace
L'angelo di seconda classe
La dodicesima notte
Lo specchio fatato
La giostra
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ELENCO
C'era una volta un piccolo paese in mezzo alle montagne
dove, una volta all'anno, nella piazza del paese veniva organizzata una
grande festa con tante giostre e attrazioni. Per i bambini si trattava di
uno spettacolo sempre nuovo e sempre affascinante. Per Carole e Patrick
quell'anno era davvero speciale: Patrick compiva 7 anni e papà aveva
promesso di portare lui e la sorellina alla fiera e di farli salire sulla
giostra con i cavalli. Sarebbe stato il suo regalo di compleanno. La loro
casa era abbastanza lontana dal paese e non erano molte le occasioni per
recarvisi, almeno per Carole che era ancora piccola e restava a casa con
la mamma mentre Patrick andava a scuola accompagnato da papà. Quella
domenica mattina si erano svegliati tutti e due prestissimo e si erano
vestiti di tutto punto, avevano fatto colazione con mamma e papà e ora
camminavano fieri in mezzo a tanta gente che rideva, parlava e si spostava
da un padiglione all'altro del lunapark. Giunti di fronte alla giostra con
i cavalli Carole si lasciò sfuggire un "Oooh!" di meraviglia e Patrick le
strinse forte la mano: non aveva mai visto dei cavalli tanto grandi e
colorati. Papà intanto si era avvicinato al padrone della giostra: "Qual'è
il costo del biglietto?" "1 soldo per i bambini fino a 6 anni, per i
ragazzi dai 7 anni in su e per gli adulti 3 soldi" rispose l'uomo. "Oh,
papà - disse Patrick dispiaciuto- se solo fossimo venuti ieri...". "Ma è
oggi il tuo giorno speciale" disse il papà con un sorriso. Quindi si frugò
in tasca ed estrasse un mucchietto di monetine, contò attentamente e
disse: "Ecco qui, un soldo per il biglietto della ballerina Carole che ha
3 anni e 3 soldi per il Dottor Patrick che ha 7 anni oggi e tre soldi per
la mamma-principessa". Il padrone della giostra staccò tre biglietti e
aiutò il papà a far salire il ragazzo su un cavallo bianco mentre la mamma
e Carole prendevano posto su un bellissimo roano. Quindi avviò la giostra.
Mentre i cavalli giravano dolcemente cullando i due bambini e la mamma, il
padrone della giostra si rivolse al padre e gli disse: "Scusi, non mi
sembra che lei disponga di molto denaro, perché non ha detto che il
bambino aveva 6 anni? Avrebbe risparmiato due soldi..." Papà sorrise,
senza mai staccare gli occhi dai bambini e rispose: "I bambini avrebbero
saputo che mentivo e questo mi avrebbe fatto perdere il loro rispetto.
Avrei risparmiato due soldi, ma avrei perso molto di più. Quello che diamo
come esempio è molto più importante di tutte le parole che possiamo dire".
Il padrone della giostra fissò quell'uomo e vide in quel momento un grande
uomo, proprio come dovevano vederlo i suoi bambini. E non fermò la giostra
alla fine del giro, come faceva sempre, ma la fece andare ancora e ancora,
per continuare a sentire i gridolini di meraviglia di Carole e la risata
di Patrick. E quando il papà gli chiese "Non stiamo approfittando un po'
troppo della sua giostra?" quello rispose "Lei mi ha dato una lezione per
la quale non potrò mai ripagarla".
Il mago Scarabeo
-
ELENCO
C’era una volta in un paese lontano
un giovane re buono e generoso. Tutti gli abitanti del regno gli volevano
molto bene, ma non apprezzavano che si tenesse accanto come consiglieri il
duca Roccio, il conte Giuan e il barone Locurat boriosi, prepotenti e
infidi. Amici d’infanzia del re, avevano conquistato la sua fiducia e poco
a poco stavano impossessandosi del regno. Un giorno il barone Locurat
convinse i suoi amici a far sparire dalla stanza del tesoro l’oro che il
re aveva deciso di donare ai suoi sudditi. “In questo modo creeremo il
malcontento nel popolo che aspetta questo dono - spiegò il barone - E poi
accuseremo il re di averlo fatto sparire per tenerlo per sé e questo ci
spianerà la strada per il trono”. La sparizione dell’oro creò una grande
agitazione nel palazzo. Le guardie cercarono dappertutto inutilmente. Il
capo delle guardie suggerì al re di chiedere l’intervento di un indovino.
E il re così fece emanando un bando che venne affisso in ogni angolo del
paese. Un giovane saltimbanco lesse il bando e pensò fra sé: “Ecco un buon
modo per procurarsi da mangiare” e si diresse subito al castello
presentandosi con il nome di Mago Scarabeo. Il re, che stava per cenare,
lo fece sedere alla sua tavola e Scarabeo lo ringraziò assicurandogli che
avrebbe fatto del suo meglio per trovare il colpevole. Si era appena
seduto quando nel salone fecero il loro ingresso contemporaneamente il
conte Giuan e i camerieri con la prima portata e Scarabeo esclamò felice
“Ecco il primo!”. Il conte, credendo che stesse parlando di lui per
incolparlo del furto, impallidì e si sedette a tavola tenendosi discosto
dal re. Dopo poco giunse il duca Roccio che vide l’amico pallido e
spaventato e gli si avvicinò per chiedergli cosa fosse accaduto quando
Scarabeo, intento ad ammirare un arrosto dorato, disse “Adesso è arrivato
anche il secondo”. Anche il duca ebbe un moto di spavento e corse ad
avvertire il barone: l’indovino li aveva scoperti. Il barone entrò nella
sala e si diresse verso il re e, con fare insinuante e minaccioso disse:
“Questo non è un vero indovino, Maestà, le sue parole potrebbero indurvi
in errore... Chiedetegli di dirvi cosa tengo in mano”. A queste parole il
mago si sentì mancare: il barone aveva scoperto il suo imbroglio. Al
povero mago non restò che deglutire e sussurrare: “Povero Scarabeo”. A
queste parole il barone si irrigidì, il suo volto divenne cereo e aprì le
mani da cui sfuggì un piccolo scarabeo. Il re, felice che il mago avesse
indovinato gli disse: “Resterai con me e mi darai ancora saggi consigli?”
e Scarabeo rispose “Questo era l’ultimo”. Ormai certi di essere stati
smascherati i tre confessarono e vennero mandati in esilio mentre Scarabeo
ritornò ad essere il giovane Axel e fu per sempre un fedele e fidato amico
del re.
Il figlio troppo buono
-
ELENCO
C’era una volta una donna di nome
Marisella che aveva un unico figlio, Tonio. Il padre di Tonio era partito
per cercar fortuna molto tempo prima e non era ancora tornato. Marisella
aveva insegnato al ragazzo l’onestà e il rispetto degli altri e lui era
cresciuto tanto buono, ma così ingenuo al punto di essere considerato
tonto. Nello stesso paese viveva Giuan, un ragazzo prepotente e
presuntuoso, che aveva radunato attorno a sé un bel gruppetto di bulletti
che spadroneggiavano in lungo e in largo per il paese. Un giorno Tonio
incontrò un omone goffo e impacciato che era stato vittima degli scherzi
di Giuan. Tonio l’aiutò a ripulirsi e gli offrì da mangiare e l’omone
riconoscente gli regalò due oggetti magici: un tovagliolo che imbandiva
una tavola con ogni genere di cibo quando gli si ordinava “apparecchia!” e
una borsa che si riempiva d’oro quando le si chiedeva “vorrei un soldo”.
Tonio ringraziò molto l’omone e si diresse subito verso casa per mostrare
alla madre i doni ricevuti, ma lungo la strada incontrò Giuan e la sua
banda di bulli. “Che cos’hai in quella cesta?” chiese brusco Giuan e Tonio
ingenuamente gli mostrò la borsa e il tovagliolo e gli spiegò anche di
quali poteri erano dotati. Naturalmente Giuan si impossessò sia del
tovagliolo che della borsa e riempì di bastonate il povero Tonio. Il
ragazzo non aveva il coraggio di tornare a casa così lacero e pieno di
lividi, sua madre avrebbe certo capito che era stato vittima di nuovo
delle cattiverie di Giuan e ne avrebbe sofferto. Era perso in questi
pensieri quando incontrò di nuovo l’omone che, vistolo così male in arnese
gli chiese cosa gli fosse capitato. Tonio gli spiegò l’accaduto e l’omone
gli diede una canna di bambù e gli disse che quella lo avrebbe aiutato a
difendersi. Era una canna magica e lui avrebbe dovuto capire quando e come
usarla. Poi scomparve di nuovo. E Tonio si trovò ancora una volta da solo
a fronteggiare Giuan e i suoi compagni. Stava per avere ancora la peggio
quando finalmente trovò il coraggio di ribellarsi e disse “Adesso basta,
non accetterò più le tue angherie. Voglio restituirti colpo per colpo
quello che mi hai dato”. Si stava preparando a difendersi quando la
sottile canna cominciò a ruotare come animata da un tornado e calò sul
branco di bulli che in un istante si disperse. Restarono a terra solo la
borsa e il tovagliolo rubato. Tonio li raccolse, prese la canna di bambù e
rientrò a casa. Mostrò a sua madre i doni ricevuti, le parlò dell’omone e
lei con un sorriso gli disse “Anch’io ho una sorpresa” e gli indicò
l’omone che stava entrando. “Lui è tuo padre e quei doni li ha ricevuti da
un potente mago per il quale ha lavorato. Dovevano servirti a crescere e
lo hanno fatto”. E da quel momento vissero tutti felici e contenti.
Il messaggio di Natale
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ELENCO
C'era una volta in una città proprio
come tante altre, una piccola chiesa dove qualche giorno prima di Natale
si attendeva l'arrivo di padre Anselmo, un frate molto amato e ascoltato,
che era da tutti considerato un bravo predicatore, capace di toccare il
cuore delle persone con le sue parole. Quella sera faceva tanto freddo e
la neve continuava a cadere abbondante mentre i tanti fedeli
attraversavano la piccola piazza davanti alla chiesa. Come sempre,
arrivavano a piccoli gruppi, imbacuccati nei vestiti pesanti e si
fermavano appena un istante davanti al portone di legno per salutarsi
prima di entrare. Poco distante dall'ingresso della chiesa c'era un
fagotto di stracci abbandonato su un cumulo di neve. Un vecchio cappotto
logoro e strappato, delle scarpe sfondate e un cappelluccio sformato
calato a coprire completamente il volto erano il fragile involucro di
quello che doveva essere un uomo, forse addormentato, forse morto. La
gente gli passava accanto, ma nessuno aveva il coraggio di toccarlo, di
avvicinarsi. Parlottavano tra loro chi con accenti di pietà, chi con
cinismo, chi con indifferenza, ma nessuno fece un gesto e tutti, poco per
volta entrarono nella chiesa, al caldo. Le chiacchiere continuarono anche
all'interno, in attesa che arrivasse padre Anselmo. Per l'occasione
dell'arrivo del pastore erano state preparate delle forme di pane fresco
che ora spandevano il loro invitante profumo nella piccola chiesa. Un
bambino, sfuggito alla sorveglianza della madre, si avvicinò alla cesta e
prese uno dei pani. Avvolto il pane nella sciarpa, andò verso il portone,
ma venne fermato dalla madre "Rubare in chiesa, non ti vergogni?" gli
disse severa, ma il bambino rispose "Non l'ho rubato, ho lasciato la mia
armonica in cambio." Disse indicando lo strumento lasciato nella cesta.
"L'ho preso per quel povero vecchio là fuori, fa tanto freddo e il pane è
ancora caldo". Un cigolio accompagnò l'apertura del portone. Tutti si
voltarono a guardare: sulla soglia c'era il fagotto di stracci. Il bambino
gli corse incontro e gli offrì il pane fumante. La gente, stupita, si mise
a parlottare. I passi sbiascicati delle vecchie scarpe rotte echeggiarono
sotto la volta della chiesa. Fiero, diritto, sicuro avanzava al centro
della navata il vecchio cappotto rattoppato e il cappello sformato da cui
volavano via fiocchi di neve ghiacciata ad ogni passo. Nessuno osò parlare
mentre l'uomo saliva i gradini dell'altare, il silenzio accompagnò i suoi
gesti mentre si liberava di quei poveri stracci rivelando il volto e la
figura di padre Anselmo. Depose sul leggio il pane donatogli dal bambino e
parlò: "La lettura riguarda il Natale e il messaggio che il Signore ha
voluto darci e che solo tu "disse indicando il bambino" hai compreso:
perché ero solo, povero e abbandonato e tu mi hai confortato. Ciò che
farai al più piccolo dei miei fratelli l'avrai fatto a me, dice il
Signore. Dobbiamo tutti imparare da te ad amare il prossimo come noi
stessi" Il bambino sorrise e strinse forte le mani dei suoi genitori.
Natale di pace
-
ELENCO
C'era una volta, un paese lontano
lontano dove si combatteva una guerra cominciata tanto tempo prima. Tanto
che nessuno ricordava più il motivo per cui era scoppiata. Gli uomini
combattevano e morivano senza capire da che parte fosse il torto o la
ragione. E molti altri sarebbero rimasti sul campo di quell'ultimo grande
scontro, che vedeva contrapposto il rosso esercito di Ogar e le nere
armate di Kolia. All'improvviso, prima che gli eserciti schierati
potessero affrontarsi, dalla palude si levò una fitta nebbia. L'ordine di
attacco fu dato e le armate cominciarono ad avanzare ma, in attimo,
vennero avvolti dalla caligine che cancellava alla vista uomini, armi e
cavalli. Sperduto nella nebbia, un soldato camminò a lungo nella direzione
in cui avrebbe dovuto incontrare il nemico. Ad un tratto una piccola ombra
apparve sul suo cammino. Era un bambino. Il soldato lo prese per mano, lo
coprì col suo mantello, ma quello tremava ancora per il freddo. Allora
l'uomo accese un fuoco. "Grazie" sussurrò il piccolo "Ma rischi di farti
scoprire" disse il bambino "la luce della fiamma si vede lontano anche in
questa nebbia". "Speriamo che non accada - rispose l'uomo sorridendo - Mi
ricordi tanto il mio bambino che non vedo da molto, troppo tempo" disse il
soldato accarezzandogli la testa: "Sarebbe davvero triste finire catturato
o morto il giorno di Natale". All'improvviso una sagoma scura si
materializzò nella nebbia. Il soldato abbracciò il bambino per difenderlo.
Davanti a loro era comparsa l'imponente figura del re nemico, Ogar: "Il
tuo gesto mi ha ricordato il valore della pace e il suo sorriso - disse
Ogar indicando il bambino - il sorriso di mio figlio". Ogar lasciò cadere
le sue armi ai piedi del bambino, restando inerme. Subito la nebbia venne
squarciata da un'altra spada che andò a conficcarsi accanto alla prima.
Un'altra figura si fece avanti: era re Kolia, con le guance rigate dalle
lacrime "Anch"io ho un figlio che oggi festeggia il Natale senza suo padre
accanto e spera in un tempo di pace". I due re si fronteggiarono solo un
istante, quindi Kolia porse la mano a Ogar e disse: "Che sia pace per
sempre". "Per sempre" rispose Ogar. In quell'istante la nebbia si
dissolse. Il bambino sorrise guardandoli tutti e disse "Pace in Terra per
gli uomini di buona volontà". Il soldato e i due re si volsero a guardarlo
e lui, il piccolo angelo, dispiegate le ali, volò via verso il Cielo.
L'angelo di seconda classe
-
ELENCO
C'era una volta un arcangelo che
aveva un problema da risolvere. Il problema si chiamava Matteo, un piccolo
angelo di seconda classe, buono, volenteroso, ma con un sacco di cose
ancora da imparare. Matteo combinava tanti pasticci forse anche a causa di
quelle ali nuove che non sapeva usare, ma per diventare un vero angelo
custode doveva fare qualcosa di grande prima della fine dell'anno. E
l'arcangelo non sapeva proprio cosa fargli fare. "Posso scendere sulla
Terra? Forse qualcuno ha bisogno di un angelo, anche se di seconda
classe.." chiese speranzoso Matteo. "Va bene - disse l'arcangelo - ma vai
piano, le tue ali sono ancora in rodaggio". Matteo promise e scese verso
la Terra, svolazzando come gli consentivano quelle alucce dispettose. Era
tardi, la nebbia fredda e sottile avvolgeva il paese. All'improvviso,
un'ombra sul ponte si parò davanti a Matteo, che piombò nell'acqua del
fiume. Era un vecchio elegante signore affacciato a guardare l'acqua
scura. "Accipicchia, è fredda!" disse l'angioletto e subito vide che, in
quell'acqua gelida, annaspava un cucciolo. "Non preoccuparti, ti tiro
fuori!" disse Matteo e cominciò a spingerlo con tutte le sue forze. Ma il
cucciolo non si muoveva e sembrava diventare sempre più stanco e pesante.
"Già, io posso muovere lo spirito, non le cose... ehi, lei, lassù..." Il
vecchio signore udì il richiamo dell'angelo, o forse furono i guaiti del
cane, fatto sta che lo vide e si precipitò a trarlo in salvo. Ripescato il
cucciolo, se lo strinse al petto per asciugarlo. Il cucciolo gli leccò la
faccia, scodinzolando, poi si allontanò. E il vecchio tornò a scrutare i
mulinelli dell'acqua scura. "Brutta cosa la solitudine" stava pensando il
vecchio signore, quando si sentì tirare il cappotto. L'angelo Matteo forse
non sapeva usare le ali, ma sapeva parlare ai cuori e aveva detto due
paroline a quel cucciolo, che ora tirava per farsi seguire dal vecchio
signore "D'accordo, vediamo dove abiti" disse l'uomo e, letta la
medaglietta, si avviò. Matteo si mise davanti all'anziano signore e volò,
aprendogli una strada nella nebbia con le sue ali in rodaggio. In una casa
poco lontano, un bambino piangeva disperato. "Non piangere, vedrai che
tornerà a casa" diceva dolcemente la mamma accarezzandogli la testa. Si
udì un abbaiare lontano, e Sandro si precipitò ad aprire la porta: "E'
Poldo! E' Poldo!" strillava felice il bambino abbracciando il cucciolo che
gli faceva le feste. "Il nonno lo ha riportato a casa!". "Lo scusi,
signore - disse la mamma - Era molto affezionato al nonno che è mancato
tempo fa...". "Vieni, ti faccio vedere i miei giocattoli" disse il bimbo
prendendolo per mano. "Sandro stai buono, il signore avrà da fare" disse
la mamma "Una volta anch'io avevo una famiglia, ma adesso..." l'anziano
signore non terminò la frase. La mamma li guardò e disse: "La cena di
Capodanno è quasi pronta, il papà di Sandro non sarà con noi, è imbarcato
ed è all'altro capo del mondo, ma so che sarebbe felice se lei restasse".
"Posso chiamarti nonno?" chiese Sandro. L'anziano signore non parlò, aveva
le lacrime agli occhi. Il calore di quella nuova famiglia gli aveva ridato
la vita. Le campane annunciarono il Nuovo Anno e Matteo riprese la strada
verso casa, accorgendosi che ora sapeva volare. Aveva salvato una vita ed
era diventato un vero angelo custode.
La dodicesima notte
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ELENCO
C’era una volta, un piccolo paese
arroccato sulla montagna. Era un paese tranquillo e grazioso, che però non
offriva certo le opportunità e le comodità che si possono incontrare in
città. Per questo motivo, poco alla volta, gli abitanti se n’erano andati
tutti. Era rimasta solo una vecchietta, Pia, che viveva tutta sola in
compagnia delle sue capre e di un gatto grigio di nome Nuvola. Da molto
tempo nessuno andava a farle visita e fu per lei una sorpresa sentire
bussare quella mattina alla sua porta. Andò ad aprire e si trovò di fronte
3 signori, elegantemente vestiti che rabbrividivano avvolti nei loro
mantelli. “Ci perdoni” disse l’uomo con la barba bianca ”Siamo in viaggio
da dodici giorni e undici notti e abbiamo bisogno di fermarci per riposare
un poco e riscaldarci”. “Prego, accomodateti. Se lo desiderate ho della
zuppa calda e un po’ di formaggio” disse Pia invitandoli ad entrare. I tre
signori la ringraziarono e si sedettero accanto al camino. Parlarono di
molte cose e le narrarono la storia di un bambino speciale, nato dodici
notti prima e di come erano partiti seguendo una stella cometa per
giungere al luogo in cui era nato. ”Gli stiamo recando dei doni” disse
l’uomo dalla pelle scura, mostrandole dei preziosi cofanetti. Il tempo era
trascorso ed era scesa la sera “Dobbiamo riprendere il cammino” dissero
ringraziarono e partirono. Le parole di quegli uomini avevano fatto
sorgere nel cuore di Pia un gran desiderio di poter vedere quel bambino
”Preparerò anch’io un dono e seguirò la stella per trovarlo”. Pia si mise
a cucinare dei piccoli dolci che poi mise in un sacco insieme ad alcuni
piccoli giocattoli che aveva costruito nelle lunghe sere di solitudine.
Caricatosi il sacco sulle spalle, Pia si avviò seguendo la coda della
stella cometa. Ma, all’improvviso, una fitta nebbia nascose il cielo alla
vista e Pia cominciò a girare intorno senza più sapere dove andare. “Non
troverò mai il bambino” si disperava la vecchina. Vide una fioca luce
nella nebbia e vi si diresse. Non era la cometa, ma la finestra di una
casa con della calzine stese ad asciugare. “Non sarà il bambino speciale
di cui parlavano i tre re, ma ogni bambino è un bambino speciale” pensò
fra sé Pia, mettendo un dolce e un giocattolo nelle piccole calze “Fatto!
Un bambino, un regalo!”. Ma, guardandosi intorno, Pia si accorse che
c’erano tante altre case e tanti altri bambini. Doveva tornare a casa a
prendere altri regali. Ma a piedi non poteva muoversi abbastanza
velocemente. Prese una scopa abbandonata e provò a dire: ”Alivazam, vola!”
e la scopa si mise a volare. Pia aveva un altro desiderio da esprimere e
pensò:”Che io possa visitare tutti i bambini in una notte”. A cavallo
della scopa, Pia volò portando dolci e doni in tutto il mondo. Quando
giunse l’alba, tornò a casa, felice, perché sapeva che nel sorriso di quei
bambini splendeva quello di quel bimbo speciale di nome Gesù.
Lo specchio fatato
-
ELENCO
C'era una volta un regno lontano
lontano dove vivevano due bellissime principesse di nome Lara e Alessia,
che erano la gioia del re e della regina. La loro vita scorreva tranquilla
e felice, finché un brutto giorno il perfido mago Vorodan rapì le
principesse e le rinchiuse nella torre del suo castello. A nulla valsero i
tentativi del re e dei suoi cavalieri per liberarle, il mago resisteva a
tutto e a tutti e aveva cominciato a beffare i suoi avversari. "Libererò
le principesse Lara e Alessia - aveva dichiarato - solo se ci sarà un
cavaliere capace di superare la prova che gli proporrò. Altrimenti
resteranno mie prigioniere per sempre!". Molti cavalieri tentarono, ma
nessuno riuscì a vincere la sfida. Giunse allora al castello il giovane
Lew che chiese al re il permesso di sfidare il mago. "Sai che la prova che
ti attende è difficilissima e che nessun uomo è finora riuscito a
completarla?" chiese dubbioso il re osservando il giovane dall'aspetto
mingherlino. "Lo so, sire, ma sono certo di riuscire" con queste parole il
giovane lasciò il castello. Appena Lew giunse all'antro del mago, Vorodan
lanciò la sfida "Devi riportarmi i pezzi del mio specchio magico che sono
dispersi ai 4 punti cardinali: in fondo al Lago Dorato, sulla cima del
Picco del Diavolo, nella Foresta Nebbiosa e in mezzo alle sabbie del
Deserto di Fuoco. E farlo da solo, senza aiuti, entro 1 giorno. Non
cercare di imbrogliare perché i frammenti dello specchio rifletteranno e
imprigioneranno la tua immagine e io saprò subito se hai voluto giocarmi!
Se fallirai finirai dimenticato nelle segrete del mio castello come gli
altri che ti hanno preceduto". Appena uscito dalle mura Lew venne
raggiunto dal fratello gemello Andrei e gli spiegò il suo piano. Lew si
mise subito in cammino alla volta del Picco del Diavolo, mentre Andrei,
raggiungeva la Foresta Nebbiosa. In men che non si dica i due giovani
riuscirono a trovare tutti i pezzi dello specchio e una sola immagine si
fissò su tutti, giacché Lew e Andrei erano gemelli. Quando Lew riconsegnò
lo specchio al mago Vorodan, questi spalancò gli occhi per la sorpresa e
la rabbia fissando i pezzi di specchio: avevano fissato tutti l'immagine
di Lew! Temendo che Lew fosse un mago più potente di lui, Vorodan aprì le
segrete e liberò le principesse e tutti i cavalieri, prima di scomparire
per sempre. Lew sposò Lara e Andrei la bella Alessia e vissero per sempre
tutti felici e contenti |